“Passa… poi torna.”
Riposo, farmaci o trattamenti ti danno sollievo, ma quando riprendi a guidare, lavorare, allenarti o aumentare il carico il problema ricompare.
“Le ho provate tutte.” È una delle frasi che sento più spesso.
Forse non ti serve l’ennesimo trattamento. Ti serve capire cosa stiamo trattando e quale direzione abbia davvero senso prendere.
Farmaci, esercizi, terapie, manipolazioni, visite, esami: quando hai già provato strade diverse e continui a ricevere opinioni differenti, è facile arrivare al punto di non sapere più cosa abbia davvero senso fare.
Marco Santilli · Fisioterapista · Oltre 10 anni di esperienza professionale in ambito neurochirurgico · Attività scientifica e pubblicazioni indicizzate
10+ anni in ambito neurochirurgico · PubMed / attività scientifica
Quando qualcuno entra in studio dicendomi “le ho provate tutte” — o perfino “sei la mia ultima speranza” — non gli prometto che questa volta sarà diverso. Parto da una domanda più utile: che cosa è già stato fatto, che cosa ha funzionato, che cosa no e che cosa manca ancora da capire?
Per questo non mi interessa partire da “che tecnica vuoi fare?”. Mi interessa partire da che quadro ho davanti. Prima di scegliere una tecnica, per me viene una domanda più importante: che cosa emerge davvero quando mettiamo insieme storia, sintomi, esame clinico, screening neurologico, documentazione e risposta ai test?
Due persone possono arrivare in studio dicendo entrambe “ho la sciatica” e avere storie, segni clinici, irritabilità, deficit, capacità di carico e priorità completamente diverse. Allo stesso modo, due risonanze apparentemente simili possono appartenere a persone che stanno molto diversamente.
Per questo non considero il dolore come un’etichetta sufficiente. E non considero neppure la risonanza come una sentenza. Il referto è un pezzo del puzzle. Non è tutto il puzzle.
Il primo obiettivo non è “fare qualcosa”.
È ridurre l’incertezza su cosa abbia senso fare.
Riposo, farmaci o trattamenti ti danno sollievo, ma quando riprendi a guidare, lavorare, allenarti o aumentare il carico il problema ricompare.
Hai in mano una RM con parole che fanno paura, ma non sai quanto quello che leggi spieghi realmente i sintomi che senti.
Ti chiedi se sia una semplice irritazione, una radicolopatia o qualcosa che meriti un approfondimento più rapido.
Li fai per qualche giorno, poi molli o non sai quali stiano davvero cambiando qualcosa. Nessuno ti ha dato criteri chiari per capire se stai andando nella direzione giusta.
Hai iniziato a evitare movimenti, sport, palestra o anche attività quotidiane perché non sai cosa sia sicuro e cosa no nel tuo caso.
Hai raccolto pareri, referti e consigli, ma ti manca una rotta pratica: che cosa posso fare oggi e quale segnale mi dice che devo cambiare strada?
Non perché il trattamento manuale, l’esercizio o le manipolazioni non siano importanti. Lo sono, quando sono indicati.
Ma una tecnica non può dirti da sola se il problema è stabile, irritabile, neurologicamente significativo, prevalentemente meccanico o se presenta elementi che meritano un confronto medico.
È per questo che la prima visita non è costruita attorno a una manipolazione. È costruita attorno a una sequenza decisionale.
Tre passaggi. Ripetuti ogni volta che serve. È il filo conduttore del mio lavoro.
Ricostruisco la storia del problema, ciò che lo aumenta o lo riduce, eventuali sintomi neurologici e ciò che hai già provato. Poi seleziono i test utili per creare una baseline.
Se il quadro lo consente, intervengo con gli strumenti più appropriati: terapia manuale, manipolazioni quando indicate, esercizio e gestione del carico.
Ripetiamo i test rilevanti. Non mi interessa soltanto “come ti senti adesso”: mi interessa se è cambiato qualcosa di osservabile e utile alla decisione successiva.
Se la risposta non è quella che mi aspetto, non continuo per inerzia.
Rivaluto. Cambio strategia. Ridimensiono il carico. Oppure, quando opportuno, consiglio un approfondimento con il professionista più adatto.
Soprattutto quando sono presenti sciatalgia, cervicalobrachialgia, formicolii, alterazioni della sensibilità, sensazione di debolezza o altri sintomi neurologici, la valutazione cambia.
Lo screening neurologico non serve a “fare scena”. Serve a raccogliere informazioni che possono cambiare la priorità e la direzione del percorso.
Valuto la forza nei distretti pertinenti e la confronto con il lato opposto, cercando differenze che abbiano coerenza con il resto del quadro.
Quando indicato, esploro sensibilità e riflessi per capire se ci siano elementi compatibili con un coinvolgimento neurologico periferico.
Test come SLR, Slump o test per l’arto superiore possono aiutare a capire come il sistema nervoso risponde a determinate posizioni e carichi.
Se emergono deficit progressivi o elementi non compatibili con una gestione fisioterapica ordinaria, il trattamento lascia spazio all’approfondimento appropriato.
Non tutto ciò che arriva in uno studio di fisioterapia deve necessariamente essere trattato in uno studio di fisioterapia.
Il nome del sito può farti pensare che io manipoli chiunque entri in studio. In realtà è esattamente il contrario.
Una manipolazione ha senso soltanto se è coerente con la valutazione, se non emergono controindicazioni e se la persona la accetta. Quando la utilizzo, voglio sapere perché la sto scegliendo e che cosa voglio ricontrollare subito dopo.
Scelgo uno o più parametri da ricontrollare: movimento, sintomo, gesto o test clinico pertinente.
La tecnica viene adattata al quadro clinico e condivisa con il paziente. Non è un automatismo.
Ripetiamo ciò che avevamo misurato. Se non cambia nulla di utile, quella informazione conta.
“Ho un’ernia.” È una delle frasi che sento più spesso. La domanda successiva, però, è: quella immagine è coerente con i sintomi e con ciò che emerge dall’esame?
La documentazione strumentale è preziosa quando viene inserita nel contesto giusto. Per questo, se hai già RM, TAC, radiografie o visite specialistiche, portale.
L’obiettivo non è minimizzare il referto né trasformarlo in una condanna. È integrarlo con anamnesi, andamento dei sintomi, test clinici e risposta al carico.
Potrebbe sembrare una strana cosa da scrivere in una pagina che dovrebbe convincerti a prenotare. Per me è il contrario: è una delle informazioni più importanti che puoi avere prima di scegliere un professionista.
Se penso che una manipolazione non sia indicata, non la faccio.
Se non vedo una ragione clinica per prolungare un percorso, preferisco dirtelo.
Se emergono elementi che richiedono un approfondimento medico, il trattamento non viene prima della sicurezza.
Il mio obiettivo non è riempire un calendario di sedute.
È prendere decisioni sensate sul tuo caso.
Sono Marco Santilli, fisioterapista. Per oltre dieci anni ho lavorato professionalmente nell’ambito della neurochirurgia presso l’IRCCS Neuromed.
Questo significa che la mia esperienza non si è costruita soltanto sul trattamento ambulatoriale dei disturbi muscoloscheletrici, ma anche sul confronto quotidiano con pazienti operati, patologie della colonna e quadri neurologici complessi.
Ho avuto la possibilità di lavorare in reparto, confrontarmi con l’équipe, seguire percorsi post-operatori e conoscere da vicino il mondo della chirurgia vertebrale. A questo si sono aggiunte attività universitarie, formazione e ricerca scientifica.
Non ti racconto questo per dire che ogni mal di schiena sia “neurologico” o che ogni paziente abbia bisogno di un neurochirurgo. Sarebbe l’opposto di ciò che penso.
Te lo racconto perché quell’esperienza mi ha insegnato una cosa molto concreta: riconoscere quando un caso può essere gestito in modo conservativo è importante tanto quanto riconoscere quando serve altro.
Ho partecipato a lavori scientifici indicizzati e mantengo un approccio orientato alla letteratura, alla verifica critica delle scelte cliniche e all'aggiornamento continuo.
Se vuoi verificare direttamente la mia attività scientifica, trovi qui i profili con le pubblicazioni.
Quando un caso richiede competenze diverse dalle mie, il percorso non deve restare chiuso dentro il mio studio. Posso orientare il paziente verso specialisti della colonna e altre figure sanitarie appropriate.
Il valore della rete non è “avere dei nomi”. È sapere quando è il momento di coinvolgere un'altra competenza.
Non voglio che tu prenoti senza sapere cosa aspettarti. Questa è, in linea generale, la sequenza della prima valutazione.
Quando è iniziato il problema? Come si comporta nelle 24 ore? Cosa lo peggiora? Cosa lo riduce? Cosa hai già provato? Ci sono stati episodi precedenti? Cosa non riesci più a fare come vorresti?
Seleziono attività, movimenti o test utili come riferimento. Voglio qualcosa che possiamo ricontrollare, non soltanto una sensazione vaga di “va meglio / va peggio”.
Mobilità, carico, gesti provocativi, test specifici e — quando indicato — screening neurologico. La scelta dei test dipende dal caso.
Possono entrare in gioco terapia manuale, manipolazioni, esercizio o modifiche temporanee del carico. Non esiste un trattamento identico per tutti.
Ripeto i parametri pertinenti per capire se l’intervento ha prodotto una risposta utile. Questa risposta orienta il passo successivo.
L’obiettivo della prima visita è lasciarti con maggiore chiarezza: che cosa monitorare, che cosa puoi fare, che cosa conviene evitare temporaneamente, e se il caso resta fisioterapico o merita un altro livello di approfondimento.
Mi interessano parole come accuratezza, chiarezza, professionalità, onestà, ascolto. Perché descrivono il modo in cui voglio lavorare.
“Visita molto accurata: ha eseguito le manipolazioni vertebrali spiegando con precisione ogni intervento e annotando i miglioramenti ad ogni seduta. Apprezzo anche l’onestà: quando ritiene di aver raggiunto il massimo risultato possibile non prolunga inutilmente le sedute, ma consiglia la competenza del medico più adatto.”
R.D.M.
“Dalla prima visita ho notato competenza, professionalità ed empatia. [...] se non c’è bisogno di ulteriori terapie, non prende in giro le persone.”
A.L.
“Mi sono sentita ascoltata e seguita con grande attenzione. Spiega ogni passaggio in modo chiaro.”
N.M.I.
“Attenzione meticolosa nella visita: rassicurante e attento ai particolari, mette il paziente nelle condizioni di capire e collaborare.”
V.M.
“Visita molto accurata e trattamento mirato. Grande professionalità e disponibilità.”
B.B.
Le recensioni descrivono esperienze personali e non costituiscono garanzia di risultato. I risultati e i tempi variano in base al caso.
La pagina di prenotazione è unica: dopo il click potrai scegliere direttamente la sede e lo slot disponibile.
Prima visita: 80 €
Trattamento successivo: 60 €
Eventuali differenze organizzative o di tariffa legate a specifiche sedi vengono comunicate prima della prenotazione.
Sì. Se hai referti, immagini o visite specialistiche, portali. Verranno considerati insieme alla storia clinica e alla valutazione funzionale.
Può avere senso effettuare una valutazione, ma la risposta dipende dal quadro clinico. Se emergono elementi che richiedono un approfondimento specialistico, la priorità diventa quella.
No. Sono uno degli strumenti possibili. Vengono utilizzate soltanto quando appropriate, in assenza di controindicazioni e con il consenso del paziente.
Certamente. La valutazione non obbliga a utilizzare una tecnica specifica. Le alternative vengono discusse in base al caso.
Non esiste un numero valido per tutti. Dipende dal quadro, dagli obiettivi e dalla risposta ai primi interventi. Preferisco rivalutare l’utilità del percorso piuttosto che fissare a priori un numero standard.
Spesso sì, ma dose e modalità dipendono dal quadro. Quando necessario vengono stabiliti criteri pratici per modificare temporaneamente carico, volume o esercizi.
Non necessariamente per iniziare una valutazione fisioterapica. Se durante l’inquadramento emergono elementi che richiedono approfondimento medico, ti verrà consigliato il passo più appropriato.
La prima visita è indicata a 80 € e i trattamenti successivi a 60 €. Eventuali differenze specifiche di sede vengono comunicate prima della prenotazione.
Clicca su uno dei pulsanti di prenotazione. Verrai portato alla mia pagina InBuoneMani, dove potrai selezionare la sede e verificare le disponibilità.
Quando un dolore dura o ritorna, è comprensibile cercare qualcosa che lo faccia sparire in fretta. Una nuova terapia. Un nuovo esercizio. Una manipolazione. Un altro parere.
Ma se continui a cambiare trattamento senza sapere che cosa stai cercando di modificare e come misurerai la risposta, rischi di raccogliere soltanto altri tentativi.
La domanda che dovrebbe venire prima è:
“Che cosa sta succedendo nel mio caso e qual è il passo più sensato da fare adesso?”
È da qui che comincia la mia valutazione.
La valutazione fisioterapica non sostituisce la visita medica quando questa è indicata. Nessun contenuto di questa pagina costituisce promessa o garanzia di risultato.